Il Villaggio di Akito.
Il villaggio di Akito è un piccolo villaggio a gestione familiare, attualmente è occupato da 7 nuclei familiari, per un numero complessivo di 37 abitanti. Il villaggio al giorno d’oggi è circondato da foreste, ma un tempo era composto da un unica casa all’interno delle stesse.
I fondatori del villaggio appartenevano alla dinastia Yoshimoto, famiglia di grandi guerrieri. Circa duecento anni fa Akura Yoshimoto, la Matriarca, si trasferì nelle foreste montane delle Terre Inesplorate di Aijen, a seguito della morte del marito. Roji Yoshimoto, generale accusato di tradimento e giustiziato. Più avanti, si scoprì che l’uomo era innocente e che la sua colpevolezza venne architettata da alcuni rivali politici, data la sua influenza sui capi villaggio locali. Qui la donna e i suoi due figli, Tomodae e Kiriku costruirono una casa, la prima del villaggio fondata il giorno dell’equinozio autunnale (da qui il nome Akito tradotto in Figli dell’autunno). Decisero quindi di rinnegare il loro passato di guerrieri, dedicandosi al contatto spirituale con la natura, divenendo così pacifici. Per diversi anni rimasero nascosti nelle foreste vivendo di caccia, pesca e coltivazione. Tomodae e Kiriku impararono dalla madre l’arte del Piguaquan, stile di combattimento somigliante ad una danza acrobatica, applicata al Kyusho-Jitsu, l’arte di inibire il proprio avversario tramite la pressione dei nervi posti sul corpo.
Il luogo era un autentico paradiso verdeggiante, diversi ruscelli costeggiavano la terra in cui i tre si erano stabiliti, quasi a delimitarla. Col passare del tempo, Tomodae e Kiriku, ormai cresciuti dovettero trovare moglie, quindi decisero di partire uno alla volta, per un anno uno dei fratelli si sarebbe occupato di badare alla madre, mentre l’altro sarebbe partito per trovare una sposa. Il loro compito secondo la madre era ovviamente quello di continuare la loro discendenza e ampliare il villaggio. Il primo figlio a partire fu Kiriku Yosimoto, che in un anno riuscì a trovare una donna che lo amava e rispettava, nonostante questo appena tornarono al villaggio la donna assunse il suo ruolo di capo famiglia, come da tradizione Yoshimoto. Poi fu il turno di Tomodae, che partì circa due anni dopo il ritorno del fratello, questo perché Akura ormai anziana desiderava vedere il figlio al suo capezzale durante la sua morte. Dopo la sepoltura di Akura, Tomodae partì, trovò moglie ma rimase per circa 40 anni lontano dal villaggio, creandosi una vita nel luogo dove conobbe la ragazza che prese in sposa. Nel frattempo Kiriku e la moglie si diedero da fare e costruirono altre due case, espandendo così il villaggio, abbatterono alberi e spianarono i terreni, creando così uno spiazzo libero e soleggiato tra le foreste. La moglie di Kiriku inoltre era un’abile artigiana, fabbricante d’armi, la donna costruì per il marito e i figli i Tessen più resistenti che si fossero mai visti. Essi divennero un vero e proprio simbolo del villaggio, i ventagli da combattimento venivano usati per la caccia, per difendere il villaggio dalle bestie selvatiche che per scacciare bracconieri e banditi, non che se ne vedessero molti in quelle zone desolate.
I due ebbero tre figli che a loro volta sposarono tre donne provenienti dai villaggi del continente Aijen. Così lentamente il villaggio crebbe, diventando un vero e proprio centro abitato. Inoltre svilupparono un piccolo mercato per commerciare beni con le città del continente. Intanto, Tomodae, si era creato la sua stabilità in citta. Ma uno strano avvenimento ignoto lo costrinse a tornare al suo villaggio. Quando fece ritorno, portò con se fu suo figlio Kori con sua moglie gravida della loro prima bambina, Merida, ancora in fasce. Tomodae era irriconoscibile, zoppo e cieco. Tutto il suo corpo era ricoperto di cicatrici e piaghe, che a detta dell’uomo non erano ferite da battaglia, le sue gambe gonfie e bitorzolute non potevano più reggere il suo peso. Non raccontò mai cosa gli accadde, ma ancora oggi a distanza di 70 anni tutti si chiedono cosa gli capitò.