Una Cantante In Un Bar

Emer
La fredda stagione stringe il mondo in una spire violenta che costringe le anime dannate ad un purgatorio in terra a cercar riparo; Dunque, seduta al bancone di una locanda, giace silenziosa una donna dalla lunga chioma rosata. Il corpo è fasciato da un maglioncino giallo che lascia intravvedere una camicia bianca e una cravatta rossa che richiama la gonna a scacchi cremisi; Pesanti calze nere, due stivaletti scuri con rifiniture color argento e candidi guanti. A decorarne la figura, vi è la scaglia di drago all’anulare mancino e tre rune emananti un soffusa luce color ghiaccio mentre la chioma, invece, è stata raccolta in un’elegante treccia laterale che scivola sul lato diritto <…> non un fonema pronuncia, limitandosi ad osservare il liquido verdastro che riempie un bicchiere di piccola fattura del quale sembra tracciar il contorno con scarso interesse. Vicino alla donna, alla sua sinistra, subito contro il muro, un uomo mulatto di quasi due metri si erge fiero, con una coda draconica con piccoli spuntoni che scivola dietro le sue spalle; Il crine bluastro, raccolto sul capo, va ad incorniciare due rubini intrappolati da tatuaggi del medesimo colore. Una felpa nera, una maglietta scura e dei jeans cargo che sfumano in degli anfibi di simil fattura; Per concludere, una chiostra di zanne fa capolino sul volto, concentrato principalmente a trarre qualche sorso da un boccale di birra nera <…> sbuffa dalle narici l’ereditiera, stringendosi nelle spalle e assottigliando lo sguardo, andando a catturare una patatina arricciata con la sinistra, finendo con il mangiucchiarla con poca enfasi mentre nella gemella, fa capolino il cellulare ove digita pochi tasti prima di riporlo nuovamente nella tasca.

Hikari
Hikari si trova nuovamente a girovagare per le strade. In forma umana. Sempre alla ricerca di informazioni, la ragazza non è stata molto fortunata fino ad ora, nonostante questo scorge una piccola locanda, dove decide di entrare per ripararsi un po’ dalle intemperie e dal vento. Indossa un vestito di lana nera, somigliante a un grosso maglione che la copre fino alle cosce, la parte inferiore dell’abito si intravede dal pesante piumino invernale. Ai piedi un paio di stivali alla coscia e leggings neri sotto di essi. Le bionde chiome sono legate in uno chignon morbido, nascosto da un cappellino di lana, anch’esso nero. Dalla spalla pende una borsa in pelle, contiene i suoi beni (Tessen, tarocchi, sigarette, accendino). Entrando nel locale la giovane mutaforma si guarda subito intorno, cercando di capire che tipo di individui frequentino tale posto. Nota subito due figure, sedute al bancone, una ragazza dai capelli rosa che le sembra piuttosto giovane, e un uomo alquanto alto, del quale nota inoltre una singolare coda draconica(?). La cosa non la sconvolge troppo, ma comunque la incuriosisce. Si avvicina lentamente verso il bancone, sedendosi accanto alla ragazza se ciò gli verrà consentito. Osserva la strana coppia ancora un attimo prima di rivolgersi al barista. “Un cappuccino per piacere”. Dice con tono pacato, spogliandosi infine della giacca.

Emer
Iridi che si soffermano sul bicchiere, senza scorrere di lato, senza badare, almeno inizialmente, all’arrivo di una donna che va a sedersi di fianco alla rosata, presumibilmente, alla sua destra considerato che alla sinistra, come precedentemente detto, vi l’uomo; Spalle che si limitano a stringersi al corpo nel momento in cui i petali si schiudono appena, spingendo le palpebre a serrarsi in un moto quasi di sofferenza <…> quieta, arriccia le labbra nonostante quel sorriso mai ne abbandoni il bianco volto; Inala dal naso, lasciando che quel liquido verdastro scorra lungo la gola in una promessa alcolica che presto, va a terminare. Fronte che si aggrotta, scrutando ora il bicchiere vuoto di cui, distrattamente, percorre i bordi con l’indice nel mentre che il mulatto, al suo fianco, posa i rubini sull’estranea, scrutandola per qualche attimo nella sua interezza; Un sopracciglio va ad alzarsi seppur nulla dica, andando semplicemente a tirar fuori un concentrato di nicotina che pizzica tra le zanne, sbuffando una nuvoletta di fumo palpebre che sbattono un paio di volte solo quando la voce dell’estranea la raggiunge, strappando l’ereditiera da quel mondo di balocchi socchiude una palpebra, svelando i denti in un largo sorriso di gentile fattura mugugna dunque, andando a scostare il cappotto bianco e la sciarpa rossa, ponendole dal lato opposto in modo da far spazio alla nuova arrivata su cui, per qualche attimo, le dorate si posano, soffermandosi sul vestiario sino ad arrivare ai lineamenti su cui esita per interi istanti si presenta semplicemente, offrendo la mancina in segno di saluto.

Hikari
Si siede dopo che la ragazza, gentilmente, le fa posto. “Grazie”. Dice con tono tranquillo, anche se si percepisce che la figura dello strano uomo gli causa soggezione, ma nonostante questo cerca di ricomporsi subito. Stringendole la mano quando Emer le porge la sua. “Piacere, Hikari”. Si presenta, dalla voce si capisce che sta cercando ancora di riscaldarsi dal freddo che le intorpidiva le ossa. La ragazza si toglie lentamente il cappello di lana poggiandolo sopra al giaccone, posto sulle sue gambe. Dopo una breve attesa il barista le porge la bevanda calda da lei richiesta. Hikari inizia a bere lentamente, annusandone il profumo come se anche quel dolce vapore possa farla sentire meno infreddolita. Torna poi a soffermarsi sulle due figure, gli occhi curiosi scrutano la strana coppia come a volerne carpire i segreti. “Da dove venite?” Chiede con tono tranquillo alla ragazza accanto a lei. “Sempre che voi siate insieme ovvio”. Continua correggendosi, sapendo che forse era saltata a delle conclusioni affrettate. “Scusa per la domanda, ma non ho mai visto qualcuno con una coda come quella in vita mia”. Dice incuriosita, rivolgendosi all’uomo questa volta. In attesa di risposte, se mai gli saranno concesse, continua a sorseggiare il suo cappuccino.

Emer
L’estranea prende posto sotto lo sguardo attento della rosata che la lascia accomodare di fianco a lei; Spalle che si stringono al corpo e un dolce sorriso viene offerto all’altra prima che la mano non scorra sul proprio bicchiere <…> quieta, si concede un sorso, bagnandosi appena i petali rosati; Inala dal naso, sbatte qualche volte le palpebre e torna poi a rivolgersi verso Hikari, offrendogli la mano nascosta dai guanti svela i denti, socchiudendo una palpebra per poi lasciar all’altra il tempo di sistemarsi e ordinare una bevanda calda. Il mastino, nel frattempo, ha premura di mai distaccare i rubini dalla figura appena giunta, soffermandosi sul volto per interi attimi, andando poi a scorrere sul vestiario; Nuvole di fumo che viene sbuffata svogliatamente e sopracciglio che si inarca alla domanda seppur non dica nulla, lasciando alla rosata l’onore di rispondere mugugna quindi, sbattendo un paio di volte le palpebre ridacchia, scuotendo il capo mugugna semplicemente, stringendosi nelle spalle svela i denti in un sorriso prima che non sia lo stesso mulatto a prender parola {C’è una prima volta per tutto} ribatte semplicemente, secco, roco, con poco interesse è l’ereditiera ad intervenire, muovendo un occhiolino innocente in direzione della donna chiosa in maniera forse retorica, permettendo alle dorate di ricercare le gemelle altrui.

Hikari
La ragazza si ferma ad ascoltare le parole dei due sconosciuti, sorridendo a sua volta. “Yorbian? oh, Capisco, questo continente non è il massimo, devo ammetterlo, ma almeno ci si diverte”. Risponde all’affermazione della rosata. Non appena il mulatto prende la parola Hikari replica. “Effettivamente.. ho visto cose più strane”. Fa un piccolo sorriso alle parole di Emer.”Non preoccuparti”. Si Ferma ancora una volta ad ascoltare le domande della giovane, mentre si sistema lo chignon. Poi Risponde “Provengo dalle terre inesplorate di Aijen, Da un piccolo villaggio tra le foreste. Akito”. Risponde consapevole che la ragazza non ha sicuramente idea di cosa lei stia parlando. Quindi si limita a farle qualche domanda. “Cosa fai per vivere in questa città? Io ho appena trovato lavoro ed è stata una faticaccia!” Dice con tono leggermente irritato, in attesa della risposta altrui. Hikari nota solo ora, il cartello che indica la possibilità, ai fumatori, di Fumare all’interno del locale. Non se lo fa ripetere due volte, tira fuori dalla borsa il pacchetto di sigarette e l’accendino “Vi da fastidio se fumo? se ne volete una chiedete pure”. chiede un’attimo prima di accendere ai due. Se la ragazza lo concede Hikari inizierà a fumare.

Emer
[Bar “L’ultima Spiaggia” – Turno 4] Ridacchia di fronte al verbo della donna, stringendosi nelle spalle e scuotendo il capo socchiude una palpebra, andando a stendere un poco le gambe che rimangono comunque incrociate a livello delle caviglie occhiolino innocente che viene diretto verso l’estranea mentre le labbra continuano a bagnarsi di quel liquido alcolico che le scivola lungo la gola in una dolce promessa; Dorate che vanno dunque a soffermarsi sul volto quando questa da risposta alle parole del mastino il quale, sbuffa semplicemente dal naso, andando a concedersi un sorso di birra {Buon per te} secco, rovescia il capo di lato, continuando a puntarle i rubini addosso. La rosata al contrario, si limita a concederle un dolce sorriso, invitando la compagna di bevute ad ignorare l’uomo; Spalle che si stringono al corpo e palpebre che si socchiudono in un’espressione di scuse assottiglia lo sguardo e cerca di porsi leggermente in direzione dell’altro, poggiando la diritta vicino alle labbra neanche stesse confidando un segreto sussurra, ridacchiando un poco prima di tornare composta e concedersi altri sorsi della propria bevanda <…> quieta, presta dunque attenzione alle origini dell’altra, squadrandola solo per qualche attimo prima di stringersi nelle spalle chiosa, andando ad appoggiare il gomito contro il bancone in modo da sorreggerne la testa mugugna, alzando distrattamente le iridi verso il cielo fa spallucce, mangiucchiando distrattamente una patatina curiosa dunque, osservando l’altra di sottecchi per poi scuotere la mancina in aria come a scacciare una mosca ridacchia, stringendosi nelle spalle.

Hikari
La giovane è ancora intenta a sorseggiare la sua tazza, mentre ta un tiro e l’altro ascolta ciò che Emer e l’uomo accanto a lei gli dicono. Cerca di soffocare una piccola risata quando la ragazza gli confida il ‘segreto’. “E’ così allora?” Gli dice sempre riferendosi all’altro. “Forse non dovrei dirlo, ma anche io ho diverse code che è meglio non mostrare in pubblico”. Confessa sporgendosi verso i due, poi risponde alla domanda della ragazza “beh sicuramente un grande cambiamento, da un viaggetto a una grande città”. Conclude. “Imprenditrice? e di cosa ti occupi in particolare? io sono una musicista. Cantante sconosciuta per l’esattezza”. Fa una piccola risata, prima di riportarsi la sigaretta alla bocca, sicuramente non l’atteggiamento più sano per chi lavora con la propria voce. Da l’ultima sorsata al suo cappuccino, terminandolo, poi torna ad ascoltare la ragazza. Non prima di essersi tirata indietro le ciocche di capelli scivolate sul viso.

Emer
La donna si protende verso l’altra, ponendosi la mancina vicino al volto per celare il verbo che viene appena sussurrato; Muove un occhiolino innocente prima che la bionda non vada a risponderle <…> aggrotta la fronte per qualche attimo con aria interrogativa, quasi invitandola a soddisfare la sua curiosità per poi arricciare le labbra, stringersi nelle spalle e ritirarsi, sorseggiando il proprio drink. Le iridi scorrono distrattamente verso il soffitto e l’indice della diritta a tracciare il bordo del bicchiere, prestando orecchio al verbo dell’estranea chiosa, osservandola ora di sottecchi, mordicchiandosi il labbro inferiore sbuffa amaramente ilare sospira, quasi arresa scuote il capo, forzando una risata e un occhiolino privo di malizia verso l’altra prosegue ancora, lasciando che la compagna di bevute le faccia le proprie domande spiega brevemente, stringendosi nelle spalle e quando sente quelle parole, la osserva mugugna, afferrandosi il mento prima di andare a tirar fuori dalla giacca un blocco note con un gattino a decorare la carta nell’angolo e una penna con scritto “To my beloved sister” svela i denti porge gli oggetti all’altra, facendo scorrere la lingua sul petalo inferiore sbuffa una breve pausa, la osserva conclude quindi, concedendosi un nuovo assaggio di quella promessa alcolica.
Hikari
La ragazza si sofferma ad ascoltare le domande della rosata appena conosciuta, attende prima di rispondere, tirando una boccata dalla sigaretta. “Si, per fortuna mi trovo abbastanza bene, soprattutto grazie al fatto che riesco a celare il mio bel visino, immagino…” Dice con una risatina, seguendo l’esempio della ragazza. “Si, ho dove stare, ho un’appartamentino in centro, modesto, ma accogliente”. Continua stringendo le spalle sulla parola modesto, poi si riavvicina la sigaretta mentre l’altra parla, un’altra boccata di grigio fumo le esce dalla bocca, a segnare l’inizio della sua risposta alle parole di lei. “Sì, sconosciuta, spero che duri poco” Dice con tono poco convincente. “Vuoi un autografo? Oh nessuno me l’aveva chiesto prima, però certo!” afferma confusa, grattandosi la nuca in segno di imbarazzo. Afferra il blocco note e la penna, e le fa una firma, prima di passarlo di nuovo alla ragazza, con non poco imbarazzo in volto. “Hai una casa farmaceutica e un accademia? Sembra molto interessante, cosa insegnate in questa accademia?” Chiede incuriosita, prima di fare un’altra boccata, in attesa della risposta della ragazza. Poi continuerà “Se vuoi sentire la mia musica potresti visitare il mio blog. lì c’è di tutto su di me. Si chiama Hikari’s Journey”. Le dice, prima di Chiederle di più si di lei. “Mi piacerebbe sentirti cantare, hai il viso di chi è brava ma ha poca confidenza, sono curiosa”. Le fa un sorriso pronunciando queste parole e attende che la ragazza le risponda.

Emer
Iridi che si soffermano un poco sulla compagna di bevute, scorrendo sulla sua sagoma e arricciando d’istinto il naso di fronte al fumo di quel concentrato di nicotina; Parole che vengono concesse e una breve risata sgorga dall’ereditiera si stringe nelle spalle, scuotendo il viso e riferendosi, probabilmente, ad eventuali malintenzionati. L’orecchio va dunque a prestarsi al fonema della donna, lasciando che quella promessa alcolica le scivoli lungo la gola, bruciando al proprio passaggio curiosa, alzando un sopracciglio di fronte al gesto compiuto in concomitanza con quell’unica parola; Tuttavia, non curiosa oltre, limitandosi a tracciare distrattamente il bordo del bicchiere con l’indice della mancina sbuffa ilare, socchiudendo una palpebra e svelando i denti in un dolce sorriso per poi annuire al quesito successivo lingua che si pizzica tra i denti e spalle che si stringono al corpo prima che un breve sospiro non filtri dai petali, andando poi a recuperare il blocco note e la penna ringrazia, osservando la firma per qualche istante prima di riporre accuratamente gli oggetti nella tasca del cappotto spiega brevemente ridacchia muove un occhiolino innocente verso l’altra per poi, tornare a trarre un altro sorso del proprio drink ripete, facendo scorrere la lingua a catturare le ultime gocce di alcolico afferma, offrendo quella maschera arlecchina che va solo ad allargarsi al verbo successivo scuote il capo ridacchia sbuffa ilare, tornando silenziosamente a bere.

Hikari
La ragazza ride alle parole di Emer, rimanendo per qualche secondo con un sorriso in viso. “Si probabilmente studiare non fa per me comunque, non in questo momento per precisione” Le risponde finendo la sigaretta e portandola al posacenere di fronte a lei. “Hai pienamente ragione, non è l’aspetto che conta nel canto, ma diciamo che quando si tratta di persone capaci o brave.. c’è sempre qualcosa in loro che te lo fa intuire, è una sorta di.. sensazione, un particolare nei movimenti, o un tono di voce, addirittura qualche lineamento del volto o particolare fisico. Almeno, nel mio caso lo noto subito, non so gli altre, effettivamente.” Si corregge spiegando alla ragazza il motivo delle sue parole. “Se sei interessata facci un salto, sul blog, altrimenti non preoccuparti, so di non essere la più grande star di Mobius” Ride ancora una volta, questa volta imbarazzata. “Nel caso non l’avessi capito, io sto cercando di acquisire confidenza invece. non ho mai avuto problemi a socializzare, o con le persone, ma quando si tratta di ‘Talenti’ ho sempre un’ansia assurda di fare schifo”. Afferma ancora una volta mentre fruga nella borsa, e tira fuori un bigliettino da visita. “Se vuoi questi sono i miei recapiti, mi ha fatto piacere parlare con te! Veramente.” Le dice sorridendogli, mentre si prepara ad uscire, acchiappando le sue cose e attendendo che la ragazza prenda il bigliettino mentre le espone i suoi pensieri in merito all’argomento. Poi si avvia per la sua strada, uscendo dal locale. Facendosi strada tra i venti gelidi di quell’inverno pungente.

Emer
Ascolta le parole della donna, sorridendo un poco e andando ad affogare i successivi fonemi nel proprio drink, lasciando che la lingua scorra poi a catturarne le gocce rimaste ammette, stringendosi nelle spalle ma senza proseguire oltre, permettendo all’argomento di cadere lì prima di proseguire. Una breve risata sgorga quindi dalla sua sagoma alle parole della mutaforma che la portano ad afferrarsi il capo con la sinistra e a scuoterlo brevemente mugugna unicamente, tornando ad osservarla e imitando una specie di inchino sebbene la testa mai si abbassi alla persona a lei di fronte muove un occhiolino innocente, tornando a sorseggiare il proprio peccato per poi annuire sbuffa divertita, scuotendo la mancina in aria come a voler scacciare una mosca socchiude una delle palpebre, stringendosi nelle spalle e prestando orecchio alle parole della compagna di bevute. Dorate che la osservano per qualche istante prima di sospirare chiosa, alzando un sopracciglio e afferrando il biglietto da visita che si rigira tra le mani, studiandolo per interi istanti biascica, tornando ad osservarla mentre questa si prepara ad andarsene ridacchia la saluta così, con un gesto della sinistra, tornando poi a dedicarsi al proprio drink.

[Giocata fra me e la giocatrice, interpretante Emer (quattro mani).]